“Fuori c’è un mondo”; lunedì 8 febbraio iniziano le riprese

Due settimane fa mi trovavo nel mio ufficio ed avevo di fronte un’attrice piuttosto nota, in particolare per un film che ha spopolato al botteghino. Mi stava raccontando, con una tranquillità che mi sconvolgeva, del problema relativo a sua figlia, di nazionalità bielorussa, al momento rimpatriata ed allontanata da lei esclusivamente per motivi nazionalistici che vanno segnalati per la loro inumana assurdità. Non solo lei non aveva e non ha nessuna colpa a riguardo di quello che le accade se non quella di essere sempre stata una madre perfetta, ma la bambina vive probabilmente la cosa anche peggio di come la subisce la ragazza che conosco.
E’ stato in quel momento, inesorabilmente, che mi sono ricordato che stavo preparando il mio nuovo film, e quindi allo stesso tempo di quanto ero e sono non semplicemente una persona fortunata ma un privilegiato. Per qualche attimo non ho potuto fare a meno di sentirmi in colpa, poi mi sono reso conto di avere già pagato e da tempo con il senso di colpa cattolico (maledetta educazione bigotta!) e che comunque, se il mondo è quello che è, personalmente credo di non avere particolari responsabilità.

Adesso mi trovo qui con l’esigenza di annunciarvi questo momento particolarmente colorato, e mi limito a definirlo così per non entrare nei particolari, della mia vita.
Da lunedì 8 febbraio iniziano le riprese del mio terzo film per il grande schermo, “Fuori d’è un mondo”. Prima di dare una piega più personale all’articolo vi annuncio intanto il cast : gli attori principali sono Emanuele Bosi e Giulia Anchisi (quest’ultima tra i protagonisti del film in uscita di Daniele Vicari) che vedete insieme a me nella foto di lancio. Coprotagonisti di “Fuori c’è un mondo” sono Bruno Crucitti, Alberto Tordi e Silvia Quondam;  ma il film vanta anche, e in un ruolo particolarmente significativo, la partecipazione di Ines Nobili alla quale si aggiunge quella di Giannapaola Scaffidi. Per chi frequenta poco cinema e televisione, basterà digitare  i nomi citati su internet, a partire da Emanuele Bosi, per accorgervi di quanto li avete già visti.
In questo momento mi trovo in un ufficio comunicante in cui lavorano un numero imprecisato di persone che credo di potere quantificare in una quindicina; se vi trovate nella mia posizione ascoltate i discorsi più disparati che riguardano il film che devo girare, quello che inizialmente ho estrapolato dalla mia mente e portato sulla carta e che in questi giorni mi preparo a fare diventare immagine con l’aiuto di questi collaboratori e di tutti gli altri che subentreranno da lunedì. Ed il sottoscritto è il centro, e al centro, di tutto questo.

Ogni tanto arriva qualcuno e mi fa una domanda che può riguardare un personaggio del film, un problema riguardo il piano di lavorazione, una scelta da prendere a livello di inquadrature, un imprevisto riguardo ad un attore secondario, una scelta da prendere per quanto riguardo gli abiti di scena o il trucco e parrucco, o qualsiasi altra faccenda relativa alla lavorazione del film.
Non volevo tanto scrivervi di questo, ma perlopiù raccontarvi di quello che vivo. Allo stesso tempo però vengo preso da un lato da una serie di brividi e da una sensazione di gioia infantile e primigenia che mi indica chiaramente che quello che provo non è comprensibile dal momento che non vi è permesso essere in me, e dall’altro dalla diretta conseguenza che è quella di chiudermi nella riservatezza che contraddistingue la mia persona.
Quindi che fare? Direi che cercherò di trovare una via di mezzo nella contraddizione anche allo scopo di essere riassuntivo. Il modo migliore con cui posso cercare di comunicare quello che provo senza allo stesso tempo esporre troppo di quello che intendo tenere per me, è che auguro ad ognuno di voi che leggete  anche solo la metà del bello che vivo adesso ed in questi giorni.

Dal momento in cui la preparazione del film è iniziata mi sono sentito improvvisamente catapultato in una nuova vita nel contesto di una megalopoli movimentata oltre ogni immaginazione,  simile a quella di un film di fantascienza ambientato in una ipotetica metropoli dove le automobili volano su strade aeree e le persone ed ogni cosa si muovono incessantemente nell’impossibilità congenita di fermarsi un istante, senza scampo e senza possibilità di fuga. L’unica cosa che mi manca è la capacità di rilassarmi che vivevo sino a qualche settimana fa, ma credo che mi mancheranno molto di più, alla fine delle riprese, i momenti che vivo e soprattutto quelli che immagino vivrò al momento delle riprese.

E la meraviglia di girare un film, lo preciso a chi non lo capisce o non vuole capire magari perché ama di più l’inettitudine di sparlare, non è nell’intenzione di fare parlare la gente di te o nel sentire girare di più il tuo nome tra articoli e foto sul giornali o in rete ecc. La meraviglia di girare un film è anzi nella vocazione all’impegno e all’intenzione impellente di comunicare quello che hai dentro e intendi esprimere momento dopo momento, e quindi inquadratura dopo inquadratura come sarà sul set, allo stesso modo come scrivendo è stato parola dopo parola o di sensazione in sensazione.

Girare un film è un’avventura magica ed estremamente dispendiosa di energie, ma anche meravigliosamente appagante e per l’appunto inspiegabile a chi non ha idea di cosa si parla, unica e capace di cambiarti la vita se sei disponibile a lasciarglielo fare.

Quello che credo di sapere oltre ogni dubbio è che ho la fortuna di fare il mestiere più bello del mondo, e nessuno riuscirà mai a convincermi del contrario. Per cui ecco perché, sino a quando deciderete di seguirmi, continuerò a cercare di farvi parte conoscitiva, e magari emotiva, del mio percorso artistico. Grazie a tutti per l’attenzione.

Giovanni Galletta