1) introduzione 2) “Le leggi del desiderio”

Allora. Questo è il primo scritto che pubblico nel sito, e quindi volevo rendere palesi alcune cose che tengo molto a precisare. Lo spazio in cui al momento sto pubblicando si chiama “Il blog di Giovanni”, ma potete già tranquillamente chiamarlo “L’ANTI BLOG” di Giovanni.
Nel senso che io non solo NON SONO UN BLOGGER e non voglio avere niente a che fare, o anche solo correre il rischio di mescolarmi, con certa gente che, credendo di pubblicare le loro argute cattiverie, riesce solo a rivelare le proprie frustrazioni personali. Quando poi parlerò di cinema appunto, come in questa sede più sotto, non sarà di recensioni che scriverò ma si tratterà anzi di voglia di esprimere quello che è dentro di me, alla ricerca del bello di quello che ho visto o ho cercato di vedere e magari trovato solo in parti più o meno piccole o grandi.
DI CERTO NON LEGGERETE MAI DI CATTIVERIE E ANCORA MENO DI ATTACCHI, escluso il caso che mi trovassi preso di mira in prima persona e senza motivo (dal momento che di mio non attaccherò nessuno non ci sarà nessun motivo di attaccare me).
Venendo al punto 2 appunto, spero vi accorgerete subito del linguaggio anti recensione che userò, e quindi soprattutto del fatto che, se in passato ho fatto anche il critico cinematografico, ne sono pentito solo per avere corso il rischio di essere confuso con certi pseudo scribacchini con cui tutti coloro che scrivono di cinema e sono capaci almeno di onestà intellettuale (e hanno quindi il mio rispetto) dovrebbero avere paura di mescolarsi pena la totale svalutazione di una categoria che si distingue non troppo positivamente già di suo.
Venendo appunto meglio al film che ho visto ieri, un film italiano appunto, una delle cose che più odio sono i pregiudizi verso il cinema di casa nostra. Il cinema non è l’arte degli alieni, se lo ficchino bene in testa coloro che ne sono convinti, e se il cinema italiano è spesso penalizzato è per colpa di sistema e logiche che sono guidate dal pubblico stesso. Quindi, che lo capiate o no, chi ancora possiede pregiudizi sul cinema italiano riesce solo a rivelarsi ridicolo come non possiede nemmeno la coscienza di rendersi conto.
Venendo al film di Silvio, ultimissima introduzione, lo giuro, e la faccio per chi non lo sapesse, è dovuta al fatto che chi parla è un “mucciniano” convinto, e lo è nel senso di Gabriele. L’emotività di un film come “L’ultimo bacio” mi ha cambiato la vita e trovo che il vero mito a livello di cinema in Italia sia Gabriele Muccino, ancora più di, (del) sicuramente molto bravo ma a mio avviso sopravvalutato, Paolo Sorrentino.
Gabriele è il fratello maggiore di Silvio, lo sanno tutti, quindi nessuno mi venga più a dire che li confondo, grazie.
Riguardo a Silvio, che non conosco di persona ma ho rincontrato qualche settimana fa in un ristorante, ho sempre trovato che abbia in comune al fratello Gabriele una intelligenza molto rara, una sensibilità, un’urgenza espressiva ed un’emotività nella quale mi rivedo moltissimo, emotività appunto che, lo ripeto, ha influenzato il mio essere artista.
Vengo definitivamente al film che ho visto ieri pomeriggio al cinema Adriano di Roma, “Le leggi del desiderio” di Silvio Muccino.
Ho scritto che lo trovo uno tra i migliori prodotti italiani possibili in questo momento storico, quindi vado a spiegare quanto affermato.
Dal momento che il pubblico è solito affollare i cinema per certe commedie che di cinematografico ed autoriale hanno ben poco e di televisivo quasi tutto, trovo che “Le leggi del desiderio” sia uno dei migliori compromessi possibili, e cioè un prodotto audiovisivo certo commerciale che allo stesso tempo ha tutte le caratteristiche di un’opera d’arte.
Purtroppo, in questo momento storico, di sola arte non si può vivere e tocca prendere dei compromessi, ed il film di Silvio Muccino lo fa con finezza e particolare personalità. “Le leggi del desiderio” unisce infatti il divertimento fine di alcune situazioni all’anima generale dell’opera che non ha mancato di emozionarmi e anche di commuovermi. In più è evidente che il film nasce da un’urgenza espressiva molto forte, che credo sia stata anche il bisogno di uscire da un tunnel che si chiama depressione con cui solo le persone più intelligenti possono trovarsi a che fare.
Per dire qualcos’altro sul film, oltre al bel lavoro tecnico e di direzione degli attori di Silvio, ho trovato straordinaria Nicole Grimaudo (bellissima e bravissima) ed un grande Maurizio Mattioli. Come molti di voi sapranno ho diretto Maurizio nel mio primo film ed è stato un piacere vedere come anche Silvio, dirigendolo, ha cercato di allontanarlo dglii stereotipi tipici della commedia di oggi attraverso i quali Maurizio si è fatto conoscere.
Tornando al film in generale quindi, ecco dunque perché parlavo di uno tra i migliori prodotti cinematografici italiani possibili, ecco perché sicuramente lo consiglio.
Di sola arte non si potrà vivere, ma DELL’ARTE NON BISOGNA MAI DIMENTICARSI.

SO CHE SONO STATO LUNGO E CHIEDO SCUSA, D’ORA IN POI CERCHERO’ DI PUNTARE MAGGIORMENTE SULLA SINTESI. GRAZIE QUINDI IN MODO PARTICOLARE A TUTTI COLORO CHE HANNO AVUTO LA PAZIENZA E LA COSTANZA DI LEGGERMI SINO A QUI.
Buon proseguimento quindi, della giornata, della serata o nottata che sia, a te in modo particolare.
Giovanni Galletta