“Fino a qui tutto bene”; c’è speranza.

“Fino a qui tutto bene”, il secondo lungometraggio di Roan Johnson, è un altro esempio sul quale vale la pena concentrare l’attenzione.
Il film è stato realizzato in coproduzione con gli attori, e girato con una troupe minima (più o meno dieci persone); ma il maggior merito del lungometraggio sta proprio nel fatto che la povertà di mezzi non solo non si percepisce ma pare rafforzare il lavoro degli attori sul quale appunto il regista sembra essersi concentrato.
Quello che si avverte in “Fino a qui tutto bene” è infatti soprattutto la sinergia del lavoro di squadra degli interpreti, tutti molto intonati con una lode per Silvia D’Amico. A dare un tocco in più c’è anche Isabella Ragonese, sempre bella e brava.

Il film si concentra sulla vita di quattro ex studenti che sono rimasti a vivere insieme a Pisa e ancora hanno problemi a collocarsi nel mondo del lavoro. Non appena ad uno di loro viene data una possibilità paiono incrinarsi ben altri equilibri.

Il lavoro di Roan Johnson può sembrare a tratto già visto in quanto più o meno “parente” di altro o simile cinema italiano; quello che è possibile imputargli è che, dal punto di vista narrativo, non evolve particolarmente. Ma questo “limite” coincide probabilmente con l’intenzione narrativa stessa, da vedere anche come una condizione esistenziale dalla quale è arrivato il momento di ribellarsi.

Quello che è importante rilevare in “Fino a qui tutto bene” rimane comunque l’operazione in sé, e cioè il fatto che è piacevole e doveroso non dimenticare che si può fare cinema anche con poche risorse ed ottenere ugualmente risultati di tutto rispetto.

Il film è stato presentato alla festa del cinema di Roma dove ha vinto ben cinque premi; è uscito in 95 sale sostenuto da un ottimo battage pubblicitario e al botteghino si è difeso. Questo non significa che, per quanto riguarda la situazione del nostro cinema, “va tutto bene”, anzi. Semplicemente è piacevole ricordare che il talento o la passione che sia, unito magari alla fortuna o a qualche forma di piccolo miracolo, può ancora fare molto ed evitare di farci tenere  le mani ancorate ai capelli.

Giovanni Galletta