“Mia madre”; un faro nel buio.

Nei confronti del cinema di Moretti non ho avuto sempre, semplicemente, stima. Nanni Moretti è stato fondamentale per il mio percorso di crescita artistica, e lo è in particolare per come, nei suoi racconti per immagini, ha mescolato autobiografismo alla forza emotiva dell’aspetto drammaturgico ed esistenziale.
Ma aldilà di questo mia preferenza personale, in modo particolare in questo momento storico in cui la stragrande maggioranza delle persone si sono addirittura dimenticate di che cos’è l’arte, di che cos’è la cultura, l’uscita nelle sale di “Mia madre” va salutato e festeggiato come un evento fondamentale.
Personalmente mi sono sentito meno legato ai film di Nanni quando sono stati più incentrati su un aspetto politico, altra matrice fondamentale del suo cinema che però, perlomeno da “La stanza del figlio” in poi con l’eccezione di “Il Caimano”, pare essersi un po’ fatto da parte.
Ecco, quello che credo si possa primariamente notare in “Mia madre” è che non si tratta di un film politico. L’ultimo lungometraggio del regista romano, che sarà in concorso a Cannes insieme agli ultimi lavori di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, si distingue infatti per la forza di un racconto allo stesso tempo autobiografico e semplice, complesso e controllato, narrato con la superba eleganza della finezza magistrale di un tocco unico che si rivela in una maturità rinnovata da una nuova saggezza. Ed è così che nel contesto del percorso artistico – esistenziale, e quindi autobiografico di Moretti, che “Mia madre” può essere visto come una svolta.

Il film infatti a cui è più facile accostare “Mia madre” rimane senza dubbio “La stanza del figlio”, opera fondamentale e credo non a caso Palma d’oro a Cannes. Vi ricordate il finale di “La stanza del figlio”? Io non posso dimenticarlo. Dopo avere superato il confine italiano ed essere approdati in Francia, metafora tutt’altro che da nulla che può simboleggiare il bisogno di evadere se non più direttamente quello della fuga da sé  stessi, in riva al mare i tre componenti della famiglia, e cioè padre, madre e figlia, iniziano a camminare in tre direzione diverse. In un film estremamente toccante e drammatico in cui il dolore e la perdizione sono stati al centro del racconto, non c’è nessuna ipotesi di salvezza ed anzi appunto il dolore divide, ha segnato e lascerà per sempre il suo segno.
Oggi, a quattordici anni dal film premiato con la palma d’oro a Cannes, “Mia madre” non è più un film primariamente sul dolore (ne emerge molto di più lo smarrimento esistenziale che ricorda quello del protagonista di “Habemus papam”), e la malattia della madre del protagonista (in questo caso il personaggio interpretato da Margherita Buy che è il vero alter ego di Nanni Moretti)  accompagna il film, non ne è l’evento scatenante. E la frase ed il momento di maggiore importanza ed impatto di “Mia madre”, (il perché lo capirete vedendo il film, e nello stesso tempo capirete perché non vi posso spiegare in questa sede perché mi pare inequivocabilmente un momento così rilevante) è quello del ricordo della protagonista di questo dialogo con la madre:
“A COSA PENSI?”
“A DOMANI!”.
Non si può non uscire dalla sala con gli occhi lucidi ed allo stesso tempo rinfrancati dal sorriso che colora il viso del personaggio della protagonista, e cioè del protagonista Nanni, nel momento seguente allo scambio di battute sopracitato.
Non più insomma la totale perdizione del dolore, ma uno sguardo esistenziale la cui saggezza porta molto oltre la mancanza di speranza e la coscienza della certezza di un limite oscuro, forse addirittura l’intuizione di qualcosa di molto più grande e sfuggente ad una coscienza umana e razionale. Personalmente parlerei addirittura di spiritualità, ma questa me la faccia passare solo da Nanni in persona. :-)

Sono stato lungo e quindi devo fermarmi qui, ma questo lo immaginavo già prima di scrivere ed infatti sarò probabilmente portato a redigere un secondo resoconto del film.
Concludo solo con il mio consiglio: andate a vedere questo film, non potrà che arricchirvi esponenzialmente e quindi, anche inutile dirlo, farvi bene.  PERCHE’ “MIA MADRE” E’ PRIMA DI TUTTO UN FARO NELLA NOTTE DI QUESTI TEMPI.

Grazie, grazie davvero Nanni!

Giovanni Galletta