“Patria”, testimonianza della coscienza di una memoria civile

Prima di tutto mi sento di dichiarare quanto mi dispiace parlare di un film nel momento in cui non è più in programmazione nei cinema. Ma magari proprio per questo dato di fatto non è detto che discuterne sia inutile, anzi. Bisognerebbe ricordare specificatamente la situazione in cui versa il nostro cinema (come l’arte in generale e la cultura), e proprio con questi scritti, almeno con quelli dedicati al cinema che ho pubblicato sinora in questo spazio del sito, intendo appunto portare all’attenzione sempre più questo genere di situazione incresciosa ed inaccettabile, e per farlo credo sia conveniente procedere con pazienza e costanza.  Con questa ulteriore testimonianza quindi spero di essere ulteriormente esauriente in merito e di fare scaturire magari un dibattito sempre più vivo. Chiudo con il preambolo e arrivo al film.

“Patria” è un’opera decisamente importante. Prima di tutto perché si situa molto lontano dal filone delle commedie di questi tempi che affollano i cinema. E poi perché è un tentativo non solo estremamente coraggioso ma appunto anomalo e fuori dagli schemi.

Felice Farina costruisce il suo racconto filmico  in modo conveniente ad una piccola produzione, e questo genere di intelligenza al quale il cinema italiano è ormai sempre più tristemente costretto si mescola con una narrazione completamente differente costituita dalle immagini di repertorio che danno ragione alla presenza dei personaggi nel luogo in cui si trovano. Con le immagini sgranate e recuperate dai filmati televisivi, il regista ci ricorda che la nostra penisola ha una sua storia difficile e dolorosa che non va dimenticata, e che è appunto ancora viva già solo nel momento in cui siamo disponibili a porvi l’attenzione. E risvegliare la memoria, come risvegliare la cultura e l’arte di cui possiamo usufruire, può bastare a farci riflettere riguardo quello che siamo e-o siamo dovuti diventare. Non possiamo dimenticare, non è possibile dimenticare, e allo stesso tempo come non è possibile mettere da parte la memoria del passato, della storia, non è possibile nemmeno cancellare quella della nostra anima. Il film di Felice Farina, aldilà dei suoi meriti artistici, ci mette nella condizione di attivare il cervello, che è esattamente quello che dovrebbe fare il cinema; l’operazione relativa a “Patria” procede quindi in precisa controtendenza rispetto a quello che di questi tempi ci viene spacciato come cinema e niente ha a che fare con esso nonostante appunto i risultati al botteghino.

Chiudo qui questo mio resoconto (può darsi che ho finalmente trovato la parola giusta per definire quanto scrivo in questa sede) sperando di avere detto poco per fare continuare voi, possibilmente con un dibattito ma credo che come inizio possa eventualmente funzionare anche qualcosa di diverso, fosse pure una riflessione più o meno personale.

Giovanni Galletta