“Se Dio vuole”

Credo che sia indubbio il fatto che la causa della degenerazione del nostro cinema si possa rintracciare in certe commedie che molto hanno di televisivo e poco o niente di cinematografico, troppo di volgare e niente di divertente e interessante. “Se Dio vuole” e’ un valido esempio del fatto che esistono ancora le eccezioni che confermano la regola.

Il primo film di Edoardo Falcone infatti è una piccola perla di freschezza e di purezza, di onestà di intenti e di commedia libera da schemi, e già per questi motivi dovrebbe servire da esempio a chi vuole continuare a fare un certo tipo di cinema.

Se è vero che la sceneggiatura di “Se Dio vuole” si appoggia con facilità ad alcuni stratagemmi del genere come la gag per equivoci, va allo stesso tempo riconosciuto che lo fa sempre in modo intelligente e non troppo grossolano. Il film di Falcone trova la sua finezza nella narrazione semplice ma non semplicistica, nei duetti tra Giallini e Gassman (quest’ultimo in forma strepitosa senza niente togliere al primo che già da solo reggerebbe il film) e nello spingere anche oltre il tono della vicenda. Si ride parecchio e si ride di gusto, come si dovrebbe ridere sempre, appunto senza dimenticarci chi siamo. E infatti il valore aggiunto del film e’ nell’accenno alla spiritualità  che cambia la natura del personaggio interpretato da Marco Giallini. Potrebbe sembrare troppo per un film che sulla carta punta primariamente al divertimento. Ed invece un sorriso arriva a mescolarsi ad un pensiero malinconico, ed il personaggio di un sacerdote apparentemente burlone riesce a ricordarci che in fondo  la nostra vita non è affatto male, è sufficiente essere disponibili a ricordarselo.

“Se Dio vuole” riesce a parlare di tanto senza raccontare troppo, e nel denunciare certa ipocrisia che si annida nella borghesia di oggi  rammenta senza presunzione appunto certa commedia all’italiana che è stata.

E’ piacevole rilevare inoltre come, in chiusura del film, venga messa in scena un drammaticità che non e’ mai pesante ma anzi invita alla riflessione con garbo e gusto.

Ulteriore pregio di “Se Dio vuole” e’ la scelta di lasciare la narrazione aperta rispetto alla sorte del personaggio al quale non si è potuto fare a meno di affezionarsi, magari proprio perché è possibile che la spiritualità sia insita nel nostro stesso esistere. Il segreto di perseverare ad esserci può infatti rintracciarsi nel continuare a permettere alla nostra vita di spiazzarci, arrivando magari ad intuirne il senso senza mai conoscerne la conclusione. Una metafora ricercata? Forse. O forse nessuna metafora.

Giovanni Galletta