Wild

“L’ultimo bacio” è uno dei pochi film che ha condizionato alla radice il mio modo di essere artista, di scrivere e di fare cinema. Mentre vedevo il film di Gabriele per la prima volta, il primo giorno della sua uscita in un venerdì del 2001, pensavo, emozionato e frastornato: “Ecco qualcuno che si esprime come farei io, con la stessa emotività ed urgenza. Non sono solo, ma adesso la mia urgenza è ancora più forte”.
Starete pensando che la premessa che ho proposto non c’entra niente con il film promesso, ma vi sbagliate. Ho infatti visto Wild primariamente perché Gabriele Muccino lo ha consigliato attraverso un suo tweet.
A proposito (tanto per aprire un’altra parentesi), chi volesse seguirmi su Twitter ovviamente può farlo, ho da poco aperto l’account, l’indirizzo preciso (o link che sia, perdonate l’espressione non da esperto del settore informatico) è GiovanniGallet8, l’account (vale lo stesso discorso appena fatto) porta ovviamente il mio nome per intero.
Quando, successivamente al tweet di Gabriele che mi ha fatto interessare al film, ho letto che Wild narra di una persona che, per ritrovarsi dopo un momento di forte perdizione esistenziale, si lascia alle spalle la civiltà ed inizia a camminare lungo il sentiero delle creste del Pacifico, sono stato definitivamente convinto che non potevo perdere il film.

Durante la visione di Wild ho capito ancora di più perché non ho mai amato, anzi odio, fare critiche o critica che sia. Il recensore parla sempre con un tono oggettivo, come se dovesse vendere non la sua opinione ma la verità. In realtà esprime solo la sua soggettività che si basa sul rapporto tra sé stesso appunto e la visione del film condizionata dal suo vissuto, e non ha mai l’umiltà di rendersene conto. Il caso poi di certi critici che fanno della spietatezza la loro cifra stilistica non si pone neppure dal momento che costoro non potranno mai arrivare nemmeno ad una minima cognizione della loro pochezza o nullità.

Con questi scritti, almeno con quelli pubblicati finora (lo ripeto e so molto bene di essere ridondante ma ci tengo ad essere estremamente chiaro a riguardo), esprimo solo opinioni che mescolo volontariamente con il mio vissuto in forma di diario, quindi cerco di discutere di arte, e anche (tra le altre cose) di capire gli altri e me stesso.

E dalla visione di Wild ho capito di essere rimasto deluso perché non mi ha dato quello che mi aspettavo e come me lo aspettavo, semplicemente perché lo sceneggiatore ed il regista hanno adottato un approccio alla narrazione molto diverso da quello che avrei usato io. Personalmente ho cercato, appunto, di immedesimarmi sin da subito nel personaggio della protagonista che è molto diverso da me dal momento che non brilla certo per finezza e non ama nemmeno troppo la montagna, ed ecco la prima forma di allontanamento dall’esperienza della mia visione del film.

Per quanto il regista e lo sceneggiatore abbiano mescolato abilmente la narrazione del presente con quella legata al passato della protagonista (i flashback quindi) senza che la cosa appaia artificioso, risulta certo evidente il malessere che la protagonista vive ma la sua angoscia non è mai vissuta in modo emotivo (almeno così l’ho avvertita). Il film non è particolarmente legato all’idea dell’attraversamento dell montagna ma anzi si vede e si sente di più il deserto e la sua solitudine (in montagna, anche quando sono andato solo, non mi sono mai sentito davvero solo), non si avverte mai meraviglia o amore per i paesaggi che vengono perlopiù subiti, ed il percorso esistenziale, che inizialmente pare curato, alla fine sembra rimanere narrativamente incompiuto, forse in parte tralasciato.

Io poi sono fissato con i percorsi esistenziali, rimangono e credo rimarranno la “cifra” principale del mio cinema e non credo sia un caso che “L’ultimo bacio” sia un film incentrato sul percorso di crescita dei protagonisti; a riguardo quindi sono molto esigente.

In generale comunque Wild ve lo consiglio. Non l’ho trovato un capolavoro ma sicuramente, tra tanto cinema che poco o niente ha a che fare con la settima arte, è un film da vedere. Alcuni di voi vi riscopriranno un modo di fare cinema che avevano dimenticato e altri, più giovani, scopriranno una modalità di esprimersi che nemmeno conoscevano.

Giovanni Galletta